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Calcolo Esatto

Contributi gestione separata

Quanto si versa e chi lo versa. L'aliquota che costruisce la pensione è più bassa di quella che si paga: le aggiuntive finanziano maternità e disoccupazione, non il montante.

Formula in chiaro 2 fonti ufficiali Verificato il 1 settembre 2026 Segnala un errore

Contributi gestione separata

Esempio di calcolo
Reddito lordo dell'anno 40.000,00 €
Aliquota complessiva Libero professionista con partita IVA — 26,07 %
Di cui aliquota IVS, quella che fa pensione 25,00 %
Chi versa Partita IVA: versi tutto tu
Contributo dovuto in tutto 10.428,00 €
Reddito su cui si calcolano i contributi 40.000,00 €
Quanto finisce sul montante 10.000,00 €
A carico tuo 10.428,00 €
A carico del committente 0,00 €
Quanto manca al minimale per l'anno intero 0,00 €

Esempio calcolato dal nostro motore il 1 settembre 2026.

Come calcoliamo questa pagina

Metodo

Regole in vigore nel 2026, circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026. L'aliquota che si versa e quella che costruisce la pensione sono due numeri diversi, ed è la cosa che questa pagina tiene separata. Un professionista con partita IVA versa il 26,07 %, ma sul montante gliene arrivano 25: la differenza — 0,72 % per maternità, malattia e assistenza, 0,35 % per l'ISCRO — paga tutele, non pensione. Il collaboratore versa il 35,03 % e se ne accredita 33, con l'onere ripartito per due terzi al committente e un terzo a lui.

Cosa non fa
  • Il massimale è 122.295 euro: oltre quel reddito non si versano più contributi, e sopra il massimale non si accumula più montante. Il taglio è sul reddito, non sul contributo.
  • Il minimale per l'accredito dell'anno intero è 18.808 euro. Sotto quella soglia i mesi accreditati si riducono in proporzione: i contributi non si perdono e finiscono lo stesso sul montante, ma l'anno non conta per intero ai fini dell'anzianità.
  • Per il professionista la base è il reddito d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato ai fini IRPEF, non il fatturato. Il contributo si versa con acconti e saldo insieme alle imposte sui redditi.
  • La rivalsa del 4 % che il professionista addebita in fattura al cliente NON è un contributo e non è a carico del committente: è un aumento del compenso, entra nel reddito imponibile e sconta a sua volta i contributi.
  • Le aliquote cambiano ogni anno con la circolare INPS di gennaio o febbraio. Quelle qui sono del 2026.

Esempi svolti

Un professionista con quarantamila euro di reddito

Reddito lordo dell'anno 40.000,00 € Aliquota complessiva Libero professionista con partita IVA — 26,07 % Di cui aliquota IVS, quella che fa pensione 25,00 % Chi versa Partita IVA: versi tutto tu Contributo dovuto in tutto 10.428,00 €

Il contributo dovuto è 10.428 euro, tutti a suo carico. Sul montante però ne finiscono 10.000: i 428 euro di differenza pagano maternità, malattia e ISCRO, e non torneranno mai sotto forma di pensione. È il 4,1 % di quello che versa.

Una collaborazione da trentamila euro

Reddito lordo dell'anno 30.000,00 € Aliquota complessiva Collaboratore con DIS-COLL — 35,03 % Di cui aliquota IVS, quella che fa pensione 33,00 % Chi versa Collaborazione: due terzi al committente Contributo dovuto in tutto 10.509,00 €

Il contributo complessivo è 10.509 euro: 7.006 li versa il committente e 3.503 il collaboratore. Sul montante ne arrivano 9.900, cioè il 33 % del reddito — più di quanto accumuli il professionista dell'esempio precedente su un reddito più alto, perché l'aliquota IVS del collaboratore è di otto punti superiore.

I numeri di questi esempi non sono scritti a mano: li calcola lo stesso motore della pagina, ogni volta che il sito viene pubblicato.

Otto punti di differenza che nessuno sceglie

Un collaboratore accredita il 33 % del suo reddito, un professionista con partita IVA il 25 %. Non è una scelta fra due opzioni: dipende dalla natura del rapporto, e a parità di reddito produce montanti diversi di un terzo. Su una carriera lunga la differenza vale centinaia di migliaia di euro di montante, e nessuno la vede mentre accade, perché quello che si guarda è l'aliquota che si paga — 26,07 contro 35,03 — dove il professionista sembra stare meglio.

Il paradosso è tutto qui: chi versa meno accumula meno, e la cifra su cui si ragiona di solito — quanto mi costa — è quella che nasconde il fenomeno invece di mostrarlo. Per questo la pagina mette in chiaro «quanto finisce sul montante» accanto al contributo dovuto.

Il minimale non fa perdere i contributi, fa perdere i mesi

Chi dichiara meno di 18.808 euro non perde niente sul montante: i contributi versati ci vanno tutti. Quello che si riduce è l'ANZIANITÀ accreditata, cioè il numero di mesi che contano per i requisiti di pensione. Con la metà del minimale si accreditano sei mesi. Sull'importo non cambia nulla, sul diritto sì, ed è una distinzione che si scopre tardi.

Il committente versa, ma il costo è dentro il compenso

Nelle collaborazioni due terzi del contributo sono per legge a carico del committente, e questa è una tutela vera: il collaboratore vede in ritenuta solo un terzo. Va però detto che il compenso pattuito tiene conto di quel costo — un committente ragiona sul costo totale, non sul lordo. Il vantaggio del riparto sta nella certezza e nella tempistica, non nel fatto che quei due terzi siano un regalo.

Domande frequenti

Chi deve iscriversi alla gestione separata?

Chi svolge lavoro autonomo abituale senza una cassa professionale di categoria, i collaboratori coordinati e continuativi, gli amministratori di società, i dottorandi con borsa, i lavoratori sportivi dilettantistici e altre figure elencate dalla circolare INPS.

Il forfettario paga la gestione separata?

Sì, se è un professionista senza cassa: paga il 26,07 % sul reddito forfettario, cioè sul fatturato ridotto dal coefficiente di redditività. Il regime fiscale agevolato non tocca i contributi.

Che cos'è l'ISCRO?

L'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa: un sostegno per i professionisti iscritti alla gestione separata che hanno un calo di reddito. Lo finanzia lo 0,35 % dell'aliquota, ed è una delle voci che non fanno pensione.