Punto di pareggio
Quanti pezzi servono per coprire i costi fissi: sotto quel numero si perde, sopra si guadagna.
Formula in chiaro Verificato il 30 agosto 2026 Segnala un errore
Punto di pareggio
| Costi fissi | 30.000,00 € |
|---|---|
| Prezzo di un pezzo | 49,00 € |
| Costo variabile di un pezzo | 19,00 € |
| Pezzi da vendere | 1.000 |
| Margine per pezzo | 30,00 € |
| Fatturato di pareggio | 49.000,00 € |
Esempio calcolato dal nostro motore il 30 agosto 2026.
Come calcoliamo questa pagina
pezzi = costi_fissi / (prezzo_unitario - costo_variabile)
Costi fissi diviso il margine di contribuzione, cioè quanto resta di ogni pezzo venduto dopo i costi che dipendono dalla quantità.
Calcolo aritmetico: non dipende da tabelle o normative esterne.
- Presuppone prezzo e costo variabile costanti: sconti a volume e scaglioni di produzione spostano il punto di pareggio.
- I costi fissi vanno presi sullo stesso periodo dei pezzi: costi fissi annui danno pezzi all'anno.
Esempi svolti
Costi fissi 50.000, prezzo 30, costo variabile 12
Costi fissi 50.000,00 € Prezzo di un pezzo 30,00 € Costo variabile di un pezzo 12,00 € Pezzi da vendere 2.777,7778
2.778 pezzi, cioè 83.333 euro di fatturato. Il margine di contribuzione è 18 euro a pezzo: è quello che resta per coprire i costi fissi.
Uno sconto del 10 % sul prezzo
Costi fissi 50.000,00 € Prezzo di un pezzo 27,00 € Costo variabile di un pezzo 12,00 € Pezzi da vendere 3.333,3333
3.333 pezzi: il 20 % in più per pareggiare, a fronte di uno sconto del 10 %. Gli sconti erodono il margine molto più in fretta di quanto sembri.
I numeri di questi esempi non sono scritti a mano: li calcola lo stesso motore della pagina, ogni volta che il sito viene pubblicato.
Il margine di contribuzione
È quello che resta di ogni pezzo venduto dopo i costi che dipendono dalla quantità: prezzo meno costo variabile. Ogni pezzo venduto contribuisce con quella cifra alla copertura dei costi fissi, e quando li ha coperti tutti comincia l'utile.
Il punto di pareggio è quindi costi fissi diviso margine unitario. Sopra si guadagna, sotto si perde.
Fissi e variabili non sono ovvi
Fissi sono affitto, stipendi, software, assicurazioni: ci sono comunque. Variabili sono materie prime, provvigioni, spedizione: nascono con il pezzo. Molte voci stanno in mezzo — l'energia, il personale a chiamata — e dove si mettono cambia il risultato.
L'errore più comune è però un altro: prendere costi fissi annui e leggere il risultato come pezzi al mese. I due numeri devono riferirsi allo stesso periodo.
Perché gli sconti fanno male
Su un margine del 60 % — prezzo 30, costo 12 — uno sconto del 10 % alza del 20 % i pezzi da vendere per pareggiare. Su margini più sottili il danno è peggiore: con un margine del 20 %, lo stesso sconto raddoppia quasi i pezzi necessari.
È il conto da fare prima di annunciare una promozione, non dopo.
Il limite del modello
Presuppone prezzo e costo variabile costanti. Nella realtà gli sconti a volume abbassano il primo e le economie di scala il secondo, e il punto di pareggio si sposta.
Resta comunque il primo numero da conoscere di qualunque attività: quanti pezzi servono per non perdere.
Domande frequenti
Che cos'è il margine di contribuzione?
Quello che resta di ogni pezzo venduto dopo i costi che dipendono dalla quantità: prezzo meno costo variabile. È la parte che va a coprire i costi fissi, e quando li ha coperti tutti comincia l'utile.
Quali costi sono fissi e quali variabili?
Fissi quelli che ci sono comunque — affitto, stipendi, software, assicurazioni. Variabili quelli che nascono col pezzo — materie prime, provvigioni, spedizione. Molti costi stanno in mezzo, e dove metterli cambia il risultato.
Il periodo dei costi fissi conta?
Sì, ed è l'errore da evitare: costi fissi annui danno pezzi da vendere in un anno, costi fissi mensili danno pezzi al mese. I due numeri devono riferirsi allo stesso periodo.
Se abbasso il prezzo che succede?
Il punto di pareggio si alza, e più in fretta di quanto sembri: uno sconto del 10 % su un margine del 30 % fa salire di un terzo i pezzi da vendere per pareggiare.