Regime forfettario: imposta e netto
Quanto resta davvero dei tuoi ricavi in regime forfettario: il coefficiente_redditivita del tuo settore decide l'imponibile prima ancora dell'aliquota.
Formula in chiaro 2 fonti ufficiali Verificato il 31 agosto 2026 Segnala un errore
Regime forfettario: imposta e netto
| Ricavi o compensi dell'anno | 60.000,00 € |
|---|---|
| Coefficiente di redditività del tuo settore | Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, servizi finanziari e assicurativi (64-66, 69-75, 85, 86-88) — 78 % |
| Contributi previdenziali versati | 8.000,00 € |
| Aliquota dell'imposta sostitutiva | Ordinaria, 15 % |
| Imposta da pagare | 5.820,00 € |
| Reddito imponibile | 46.800,00 € |
| Imponibile dopo i contributi | 38.800,00 € |
| Ti resta, tolti contributi e imposta | 46.180,00 € |
| Quanto pesa il fisco sui ricavi | 23,03 % |
Esempio calcolato dal nostro motore il 31 agosto 2026.
Come calcoliamo questa pagina
imposta = (ricavi * coefficiente_redditivita - contributi_versati) * aliquota_sostitutiva
Regole in vigore nel 2026. Nel forfettario non si contano i costi reali: il reddito imponibile è una percentuale fissa dei ricavi, il coefficiente di redditività, che dipende dal settore. Su quell'imponibile si tolgono i contributi previdenziali effettivamente versati e si applica l'imposta sostitutiva del 15 %, o del 5 % per i primi cinque anni di una nuova attività. Il coefficiente conta più dell'aliquota: fra il 40 % dell'alimentare e l'86 % delle costruzioni ci sono più di quaranta punti di imponibile.
- La tabella dei coefficienti è ancorata ai codici ATECO 2007, mentre dal 1° aprile 2025 vige l'ATECO 2025 e la norma non è stata riscritta. Per un codice nuovo serve la tabella di raccordo dell'Agenzia delle Entrate: il campo è aperto apposta.
- Il regime si perde sopra 85.000 euro di ricavi: fra 85.000 e 100.000 dall'anno successivo, oltre 100.000 immediatamente.
- Ci sono cause di esclusione che questa pagina non può vedere: partecipazioni in società, redditi da lavoro dipendente sopra 35.000 euro, prevalenza di fatturato verso l'ex datore di lavoro.
- I contributi si deducono solo fino a capienza dell'imponibile: l'eccedenza si porta in avanti, e non è un conto che si fa qui.
Esempi svolti
Un consulente con 60.000 euro di ricavi
Ricavi o compensi dell'anno 60.000,00 € Coefficiente di redditività del tuo settore Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, servizi finanziari e assicurativi (64-66, 69-75, 85, 86-88) — 78 % Contributi previdenziali versati 8.000,00 € Aliquota dell'imposta sostitutiva Ordinaria, 15 % Imposta da pagare 5.820,00 €
Il coefficiente del 78 % porta l'imponibile a 46.800 euro; tolti gli 8.000 di contributi restano 38.800, su cui il 15 % fa 5.820 euro di imposta. In tasca restano 46.180 euro, cioè il fisco e la previdenza pesano il 23,03 % dei ricavi.
Gli stessi ricavi in un settore con coefficiente basso
Ricavi o compensi dell'anno 60.000,00 € Coefficiente di redditività del tuo settore Industrie alimentari e delle bevande (ATECO 10-11) — 4 % Contributi previdenziali versati 8.000,00 € Aliquota dell'imposta sostitutiva Ordinaria, 15 % Imposta da pagare 2.400,00 €
Stessi ricavi, stessi contributi, stessa aliquota: l'imponibile scende a 24.000 e l'imposta a 2.400 euro, meno della metà. È la dimostrazione che nel forfettario il settore pesa più dell'aliquota.
I numeri di questi esempi non sono scritti a mano: li calcola lo stesso motore della pagina, ogni volta che il sito viene pubblicato.
Il coefficiente è la cosa che decide tutto
Nel forfettario i costi reali non contano: lo Stato presume che una certa quota dei ricavi sia reddito e tassa quella. La quota è il coefficiente di redditività, e va dal 40 % per l'alimentare, il commercio e la ristorazione all'86 % per costruzioni e attività immobiliari, passando per il 78 % delle attività professionali. A parità di ricavi e di aliquota, due contribuenti in settori diversi pagano imposte che possono differire del doppio.
La conseguenza pratica è che chi ha costi alti in un settore con coefficiente alto è penalizzato dal forfettario, e gli conviene fare il conto con il regime ordinario prima di sceglierlo.
ATECO 2007 e ATECO 2025 non coincidono
La tabella dei coefficienti è nell'allegato 4 della legge 190/2014 ed è scritta sui codici ATECO 2007. Dal 1° aprile 2025 è in vigore la classificazione ATECO 2025, ma la norma fiscale non è stata riscritta: il coefficiente resta agganciato al vecchio codice, e per sapere quale sia serve la tabella di raccordo pubblicata dall'Agenzia. È il motivo per cui il campo qui è una scelta aperta invece di una tendina chiusa.
Il 5 % dei primi cinque anni
Per una nuova attività l'imposta sostitutiva scende al 5 % per il periodo d'imposta di inizio e per i quattro successivi, a condizione di non aver esercitato la stessa attività nei tre anni precedenti e di non proseguire un'attività altrui. Sull'esempio qui sopra sarebbe 1.940 euro invece di 5.820: la differenza vale più di quanto molti risparmiano in un anno di costi.
Domande frequenti
Posso scaricare i costi?
No. È il patto del forfettario: niente costi reali, in cambio di un imponibile forfettizzato e di un'imposta bassa. Chi ha molti costi documentabili di solito sta meglio nel regime ordinario.
I contributi si deducono?
Sì, e sono l'unica deduzione ammessa. Si tolgono dall'imponibile forfettizzato, fino a capienza: quello che avanza si porta agli anni successivi.
Come faccio a sapere il mio coefficiente?
Dal codice ATECO dell'attività, confrontato con l'allegato 4 della legge 190/2014. Se il tuo codice è ATECO 2025 serve prima la tabella di raccordo dell'Agenzia delle Entrate, perché la norma parla ancora in ATECO 2007.